Venerdì, 19 Luglio 2019

 

 

80 anni di storia, memoria, aneddoti, curiosità

  • Categoria: Notizie
  • Pubblicato Sabato, 21 Novembre 2015 17:11
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RICORDI DI UN PICCOLO AZZURRO (Moreno racconta)

 

AZZURRI - 80 anni di storia, memoria, aneddoti, curiositàEro appena un bambino, eppure mi ricordo quante volte sono andato a bussare a quella porta e quante volte, dal piccolo spiraglio che si apriva, mi veniva chiesto: "Cosa vuoi?" "Mi fate entrare? Sono degli Azzurri"...

 

Ero fortunato, perchè dentro quel cantiere c'erano già mio padre e mio fratello; tanti altri bambini come me rimanevano fuori ad aspettare di crescere un po', nell'attesa che si aprisse quell'uscione, per ammirare ciò che fino a quel momento era proibito vedere. Scostavo la tenda, entravo e ogni volta scoprivo un mondo nuovo, fatto di cartapesta. Un mondo che avevo già visitato il giorno prima, ma che, sorprendentemente, si  rinnovava, offrendomi qualcosa di inaspettato e diverso. Rimanevo a bocca aperta ad ammirare quelle figure imponenti che mi si paravano dinanzi e sognavo il momento, ancora lontano, quando sarei stato io il creatore di quei giganti. Ero incantato, ma una voce brusca e al contempo accondiscendente, mi riportava alla realtà e m'intimava di fare qualcosa. Così mi mettevano in mano un grosso pennello e dei fogli di carta e su e  giù, con la colla fatta da mastro "Pancino" impastavo, felice di essere utile, certo che la mia opera avrebbe contribuito alla vittoria finale. Ero rapido ed elettrizzato dall'attività di quelle persone che conoscevo appena, ma la presenza di mio fratello che stava arrotolando un filo di ferro attorno a un pezzo di legno e quella di mio padre intento a tenere il contrasto a una persona che metteva un chiodo mi davano coraggio; altri erano indaffarati a preparare dei pezzi di ferro per un movimento.

Era  un'immensa officina: chi vestiva una figura, chi ne creava un'altra, chi, con aria critica e di sufficienza, girava attorno al carro scrollando la testa e andava a scaldarsi alla vecchia stufa a legna in fondo al cantiere. Così trascorrevano le serate d'inverno. Senza la tv, senza cinema, senza altri diversivi, in un'atmosfera felice eppure pregna di preoccupazione per la riuscita del carro. Conservo un ricordo particolarmente caro della prima volta che vidi mia madre entrare in cantiere con una zuppiera di trecce, alcune ripiene di cioccolata, e l'allegria che destò questo avvenimento; ci mettemmo tutti a sedere attorno a quel vassoio e, mangiando e bevendo, finimmo la serata. Feci una scorpacciata che non vi dico, anche perchè qualche treccia me la infilai in tasca. Sera dopo sera, foglio dopo foglio, fra una mangiata, una cantata e tanto lavoro, arrivammo agli ultimi quindici giorni: era il momento della pittura.

Un momento magico per chiunque si avvicini a questa attività, figurarsi per me, ancora piccolo, curioso, smanioso di dare il mio contributo e di sporcarmi di vernice. Era quella che oggi si può definire la volata finale, l'ultimo sforzo. Così i vari artisti, professionisti e dilettanti, salivano in cattedra, sulle impalcature, e iniziavano l'ultimo lavoro, forse il più importante. Non vi dico le polemiche, le discussioni, i consigli: era tutto un vociare, un suggerire, un provare colori, un cambiare accozzamenti...una babele, insomma. Finalmente si arriva all'ultimo giorno, anzi, all'ultima notte, perchè da quando esiste il carnevale, non è mai accaduto che non si passasse l'ultima notte in cantiere. Io potevo così vedere la smania di quelle persone, la loro potente vitalità, la loro stanchezza e ostinazione nel non voler cedere prima di aver finito e ne ero pervaso; mi agitavo, mi sentivo stanco come loro, ma felice. Ad un tratto bussano: è quasi mezzanotte. L'odore di sugo si mescola a quello dei colori. Arrivano i tortellini per la ben finita. Ė festa grande. Siamo stanchi ma felici: il carro è quasi pronto, ancora qualche ritocco qua e là. I più stanchi si fabbricano una forchetta di filo zincato e si avvicinano alla zuppiera fumante. Scoppia un petardo in tasca all'"Alpino" che gli porta via mezza giacca mentre "Pancino", con le lacrime agli occhi per il gran ridere, si pulisce il piedone che gli avevano verniciato di nascosto. Ė quasi l'alba: inizia l'ultimo atto della manifestazione del carnevale; fra qualche ora gli uscioni si apriranno.

 

Tratto da "AZZURRI - 80 anni di storia, memoria, aneddoti, curiosità"

Scritto da Sabrina Beligni, Fabio Tiezzi, Moreno Tiezzi.